giovedì 15 agosto 2013

Qualcuno mi ha chiesto per cosa vorrei essere ricordata come insegnante


-         Buongiorno maestra, mi riconosce? –

È la voce di un uomo sulla quarantina, con due bimbi avvinghiati a lui come se temessero di essere abbandonati. Mi fermo, guardo meglio, abbasso pure gli occhiali … ma cosa li porterò mai a fare!

La mia faccia deve essere un punto interrogativo perché il misterioso interlocutore aggiunge: - Sono Mario Tanzi, un suo alunno, non può essersi dimenticata di me, l’ho fatta un po’ tribolare!-

Un sorriso si stampa sul mio viso stanco e una luce brilla nei miei occhi. Parliamo tanto, a turno ricordiamo le cose successe, appartengono ormai ad un lontano passato. Prima di andarsene Mario si congeda dicendomi : - Come vorrei che i miei figli incontrassero una maestra come lei, sarebbero molto fortunati!- mi appiccica un bacio commosso sulla guancia e mi lascia lì stordita e felice.

Per cosa vorrei essere ricordata?  Mi fa un po’ paura questa domanda, sembra l’ultima cosa che uno debba dire, un po’ come il desiderio finale del condannato a morte. Ma io non sono quella vecchietta che per strada ha incontrato un suo vecchio scolaro, o almeno non lo sono ancora. Sono qui, posso ancora fare qualcosa, essere “qualcosa” di importante per tutti i miei alunni.

Vorrei essere ricordata per l’impegno profuso in tutto quello che ho fatto, per la passione, per essermi sempre messa in gioco … e in discussione! Per le risate, per i racconti, per gli scherzi …

Vorrei essere una BUSSOLA, i marinai se ne servono all’occorrenza; essi possono continuare tranquillamente a navigare lasciandola in tasca, quasi dimenticata, ma la piccolina si rivela di fondamentale importanza quando il cielo si scurisce, la nebbia copre l’orizzonte e lo smarrimento è totale.

Ora smetto, devo preparare il mio rientro a scuola per domani, questi  tuffi nel tempo, passato o futuro che sia, mi commuovono, gli occhi lucidi mi impediscono di continuare oltre…